1 Intervista al Prof. Umberto Cornelli
Professor Cornelli, cosa ci spiega il suo recente studio sulle microplastiche nel corpo umano?
“Nel nostro studio1 pubblicato su Foods, abbiamo condotto un’indagine clinica sull’eliminazione delle microplastiche attraverso l’uso di una fibra naturale derivata da Procambarus clarkii (PCC-chitosano), abbiamo analizzato la presenza di microplastiche e bioplastiche (particelle inferiori a 0,1 µm) in alimenti e negli organismi umani. Ne abbiamo rilevate tracce in sangue, fegato, cervello e apparato endocrino, suggerendo possibili effetti negativi a carico del sistema immunitario e ormonale”.
Esiste evidenza scientifica su altre parti del corpo?
“Un precedente studio2 italiano pubblicato nel 2024 sul New England Journal of Medicine ha identificato microplastiche nelle placche carotidee in oltre il 50 % dei casi, collegandole a un rischio di infarto, ictus o morte quasi 5 volte superiore in tre anni”.
Quali implicazioni per la salute quotidiana?
“Le microplastiche si accumulano a livello tissutale e innescano infiammazione cronica, stress ossidativo e potenziali danni neuro-endocrini. Parlare di ecologia interiore è quindi particolarmente pertinente: non sono più fenomeni lontani, ma legati al nostro equilibrio fisiologico”.
Scrive anche di una fibra naturale: come funziona?
“Abbiamo osservato un incremento del 45% delle microplastiche espulse nelle feci dopo una sola somministrazione di 0,8 g di PCC-chitosano, rispetto al controllo. Inoltre, l’effetto è stato selettivo: il chitosano si è legato soprattutto a fibre sintetiche come rayon, PET, PP e polietilene, modificando anche la forma e dimensione delle particelle eliminate”.
Come si articola dunque l’approccio che consiglia?
“Serve una doppia strategia:
- Limitare l’ingresso: ridurre plastica nel cibo, nel packaging, nell’acqua, nell’aria (inquinamento indoor).
- Favorire l’uscita: sostenere la depurazione naturale con dieta ricca di fibre, movimento, buone abitudini quotidiane.
Parlare di ecologia interiore oggi significa riconoscere che l’ambiente esterno si riflette nel nostro corpo: respiriamo e ingeriamo plastica ogni giorno. Alcune particelle restano intrappolate nei tessuti, nell’intestino e persino nel cervello. L’idea è che occorra occuparsi di disintossicazione ambientale, ma anche personale. E, soprattutto, di prevenzione.
Naturalmente, servono studi più ampi su dosi, tempi e benefici a lungo termine. Questi risultati aprono per la prima volta alla possibilità concreta di agire in modo proattivo sulla presenza di microplastiche nel corpo”.
