1 Professor Cornelli, lei è considerato il maggior esperto in chitosano. Perché ha studiato per tutta la vita questo argomento?
Perché era una fibra naturale cationica e quindi unica nel suo genere ed era la fibra più frequente che troviamo nel regno animale. Così come la cellulosa è il polimero più importante per quanto riguarda il regno vegetale, il chitosano – che poi è un derivato della chitina – è il la fibra cationica più importante che esista con due caratteristiche fondamentali:
può esercitare dei legami ionici e può esercitare i legami ad idrogeno. Il numero dei legami è elevatissimo e quindi è importante perché si adatta al regno animale e all’Uomo.
2 Microplastiche e chitosano da Procambarus Clarkii. Qual è la relazione tra questi due mondi e perché l’argomento è così attuale?
Se partiamo dalla relazione fra questi due mondi è oramai accertato che il chitosano da Procambarus Clarkii esercita l’azione di una specie di calamita nei confronti delle microplastiche. Perché riesce a legarle sia con legami ionici e in modo molto più efficiente con i cosiddetti legami a idrogeno. Devo però indicare qual è la potenza di un legame ad idrogeno. La potenza è dovuta al numero, ma vi faccio un esempio semplicissimo: il geco che cammina sul muro cammina grazie ai legami idrogeno.
3 Professore, qual è lo stato attuale della ricerca scientifica su questo argomento?
Diciamo che noi siamo i primi ad avere individuato la possibilità di legare le microplastiche a livello del tratto gastrointestinale e a farle eliminare con le feci. Ci stanno provando tutti, soltanto che non stanno usando delle fibre di tipo naturale. Utilizzano a volte delle miscele di prodotti che però non hanno senso e semmai sono atti a ridurre lo stress ossidativo generato dalle microplastiche, però non fanno eliminare le microplastiche.
4 E a questo proposito, professore, esiste una soluzione naturale per l’eliminazione delle microplastiche dal corpo umano?
Sì. Noi abbiamo studiato un integratore alimentare naturale derivato da Procambarus Clarkii, suo nome è PlastikDren, il quale ha dimostrato di poter aumentare l’escrezione con le feci delle microplastiche che si assumono con l’alimentazione1.
5 Dunque, professore, in definitiva, quale strategia di approccio ci consiglia per l’eliminazione delle microplastiche?
Innanzitutto quella di limitare l’assunzione delle microplastiche che ci sono nell’ambiente e di conseguenza ridurre l’uso dell’acqua in bottiglie di plastica, la cottura in recipienti termoresistenti e l’uso di alimenti monouso che si comprano al supermercato che sono in contenitori di plastica, l’uso di fibre sintetiche negli asciugamani, nelle lenzuola, … tutto questo aumenta il contatto con le microplastiche.
L’altra cosa che si deve fare è quella di limitare l’assunzione per via orale di certi cibi, come ad esempio il pesce piccolo, e poi cercare di aumentare l’eliminazione delle microplastiche utilizzando un integratore alimentare che ne aumenta l’escrezione fecale in quanto le lega e le fa eliminare.
